“Un litro di lacrime” di Kitō Aya

Negli ultimi anni mi sono appassionata al Giappone, un paese lontano, ricco di storia e di fascino, diverso per cultura e usanze dal mio. Spero di poterlo visitare quanto prima, mi piacerebbe vedere la fioritura dei ciliegi un vero e proprio spettacolo per gli occhi.

Per quanto riguarda la letteratura giapponese, ho letto alcuni libri molto interessanti: “Le quattro casalinghe di Tokyo” e “Game wordl” di Natsuo Kirino e l’anno scorso “La ragazza del convenience store” di Sayata Murata.

Questo venerdì ho scelto una nuova lettura giapponese “Un litro di lacrime” di Kitō Aya, tradotto da Caterina Zolea ed edito da Rizzoli.

Nel vasto mondo asiatico, questo diario ha conosciuto un grande successo e ha venduto oltre un milione di copie dopo la sua pubblicazione negli anni Ottanta.Pagina dopo pagina la protagonista Aya ci racconta i dieci anni della propria vita minata da una malattia inguaribile. Con la sua testimonianza ci rende partecipe delle sue paure, delle sue fragilità e della sua lotta quotidiana. Ci fa commuovere, riflettere e versare con lei tante lacrime. La sua esistenza esemplare e la sua forza la rendono un simbolo e una figura di culto. Nonostante la sua particolare condizione fisica, riesce a gridare agli altri cosa vuol dire diventare grandi e cercare di rialzarsi sempre dopo le innumerevoli sconfitte.

“Aya l’immenso impegno con cui affronti ogni cosa è a dir poco stupefacente. Rispetto alla mamma, che conduce una vita normale e senza alcun problema di salute, la tua è un’esistenza esemplare! Anche a distanza di tempo gli amici continuano a farti visita, perché sanno che da te possono imparare molto. È qualcosa di meraviglioso.”

Pubblicato trent’anni dopo in Europa, Aya è diventata un esempio per tutti noi che spesso dovremmo ricordarci le sue parole quando ci lamentiamo inutilmente:

“Che problema c’è a cadere? Puoi sempre rialzarti. Quando cadi, solleva gli occhi al cielo. Anche oggi si stende sopra di te, azzurro e sconfinato.”

Lascia un commento