“Ricordati di Bach”di Alice Cappagli

Dopo aver tanto apprezzato “Niente caffè per Spinoza” ho scelto di leggere il nuovo romanzo di Alice Cappagli “Ricordati di Bach” edito da Einaudi.

“Ricordati di Bach, non di me …” sono le parole che il maestro Smotlak pronuncia a Cecilia dopo averla accompagnata nel suo percorso di conoscenza della musica e nello studio del violoncello.

Ancora una volta l’autrice ci presenta un personaggio carismatico e originale come il fantastico Professore del suo libro d’ esordio.

Smotlak è un insegnante dai metodi insoliti, è enigmatico e un po’ malefico, ma grazie a lui e alla sua scommessa, la protagonista, trova il modo per affermarsi.Un maestro di scuola, ma anche di vita, un uomo spericolato, che punta su di lei per farla diventare come gli altri:

“Fai finta di dover parlare di tutto quello che è finito in un abisso…. Della gioia e del pianto, della vita e della morte. Fai finta di dovermi raccontare qualcosa che non ha mai avuto parole per essere descritto. Rimane Bach. Tolto tutto rimane solo lui: la lisca del tempo.”

Cecilia da quando ha otto anni ha perso, a causa di un incidente stradale, l’uso perfetto della mano sinistra e nonostante la riabilitazione, le svariate operazioni e le visite da illustri specialisti, la lesione del nervo le impedisce di condurre una vita come quella dei suoi coetanei.

Un violoncello ritrovato a casa della zia e appartenuto al nonno è il primo oggetto che le dà una speranza:

“Aveva qualcosa che mi somigliava: si sentiva solo, era indifeso e scontroso, avrebbe voluto cantare ma non poteva perché l’avevano smontato, magari dopo un passato felice. Aspettava anche lui tempi migliori. Uno strumento nuovo, il mio.”

Il suo strumento e i metodi poco ortodossi di Smotlak diventano occasione di riscatto per una ragazza che diventa donna. La musica è “il campo in cui riesce a cimentarsi con l’impossibile, stabilendo da sola cosa fare e come per uscire dalla cella degli impedimenti”.

Cecilia non si abbandona mai a lamentele. Le dita le fanno male, ma lei continua ad esercitarsi, la schiena le duole per il peso del suo strumento, lei continua a spostarsi per le esibizioni e gli esami, impara il latino al classico e al contempo studia spartiti, ascolta i liutai e i suoi insegnanti del conservatorio Mascagni.

Ispirato alla storia vera della Cappagli, Ricordati di Bach è una lettura piacevole, a tratti lenta, ma molto toccante nel finale. 

Quando Cecilia diventa una professionista nel suo campo, non si può che applaudire al suo successo perché la sua storia di resilienza e determinazione è un grande spettacolo per il lettore.  

Questo articolo ha un commento

  1. Michela

    Dopo aver letto Niente Cafe’ per Spinoza sono impaziente di leggere anche questo libro

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