RECENSIONE “Bill” di Helen Humphreys

Helen Humphreys è una scrittrice e poetessa canadese che non conoscevo e che ho avuto modo di scoprire grazie al suo ultimo libro: “Bill”, tradotto da Chiara Brovelli ed edito da @Playground.

Ho divorato questo romanzo sia per lo stile che per la vicenda narrata. La storia è ispirata ad un fatto di cronaca e risulta molto coinvolgente. Un romanzo che consiglio perché si legge tutto d’un fiato e non annoia mai e con una prosa delicata e precisa tocca argomenti complessi senza cadere mai nella banalità e nella retorica.

Leonard Flint è un bambino solitario che diventa amico del barbone del villaggio noto come Bill zampe di coniglio. Quest’ultimo è un uomo solitario che rifugge i rapporti con gli altri, vive in una casa scavata nella base della collina e passa il tempo a catturare conigli per fare delle loro zampe dei portafortuna da rivendere. L’amicizia tra i due non è benvista dalla gente per diverse ragioni:

“La prima è che lui è un uomo adulto, mentre io sono un ragazzino di dodici anni; la seconda è che non è un uomo come gli altri. Non parla molto. Non vive in una casa. Non ha un vero lavoro. Né una famiglia. Dicono che sia “lento” ma, come ho già detto, devo correre veloce se non voglio rimanere indietro.”

Agli occhi di Leonard Bill è una figura straordinaria, carismatica e protettiva. La sua gentilezza e pacatezza e i suoi silenzi incarnano un mondo ideale di affetto sincero e rappresentano una possibilità di fuga da un ambiente violento e opprimente.

L’ammirazione per Bill diventa nel corso degli anni una vera ossessione e, nonostante gli atti crudeli e apparentemente inspiegabili che lo portano ad uccidere, a finire in carcere e successivamente in un istituto di igiene mentale, l’attrazione per lui non viene mai a mancare.

“Mi manca Bill, mi manca quel pezzetto del mio passato in cui ci conoscevamo e ci appartenevamo. E mi manca il futuro che non abbiamo mai avuto. Mi manca la possibilità reale di un lieto fine. Mi manca l’invenzione di una macchina che trasformi un’azione sbagliata in pensiero, la rabbia in amore.”

Nel momento in cui Leonard viene separato da Bill in lui si crea un vuoto enorme e ritrovarlo anni dopo nell’istituto in cui viene assunto come psichiatra sembra un regalo del destino. In realtà la nuova vicinanza tra i due porta a delle conseguenze ancora più drammatiche che in passato.

Helen Humphreus ha scritto un’opera che promuovo a pieni voti per i personaggi indimenticabili, mi sono piaciute le ambientazioni canadesi, l’analisi psicologica dei protagonisti e sono rimasta turbata nell’apprendere degli esperimenti sui malati con LSD.

Bill è un’opera completa che mi ha fatto pensare a quanto sia importante trascorrere un’infanzia serena per diventare adulti sicuri ed equilibrati. Forse, se Leonard fosse stato ascoltato e non lasciato solo, la sua vita sarebbe stata diversa e non avrebbe avuto bisogno di Bill per sentirsi protetto ed amato.

Questo articolo ha un commento

  1. Michela

    Bellissima lettura

Lascia un commento