Un romanzo storico che ripercorre l’epopea e la caduta del regno delle Due Sicilie e la storia di Stefano Turati regalandoci un affresco del XIX secolo e dei sui suoi protagonisti.

"Manzoni è morto" di Stefano Cortese
“Manzoni è morto” di Stefano Cortese

Quando ho ricevuto dalla casa editrice Homo Scrivens l’ultimo romanzo di Stefano Turati “Manzoni è morto” mi sono rallegrata per la copia, ma al contempo mi sono chiesta se la storia di un uomo e della sua epoca sullo sfondo dell’Unità d’Italia mi avrebbe coinvolta.

Mi ha subito incuriosita la scelta del titolo e la motivazione dell’autore di chiamare in causa uno dei maggiori maestri della letteratura italiana, poi ho sorriso perché ho capito che dietro le pagine c’era un approfondito studio non solo del passato, ma anche dei personaggi che lo hanno vissuto.

Tra le ragioni che rendono questo libro scorrevole e piacevole c’è un buon mix di eventi salienti che si svolgono dal 1839 al 1873 e di personaggi storici e letterari molto ben caratterizzati.

Il nonno giacobino e il padre filo monarchico sono le guide del protagonista dalla nascita all’età adulta. Entrambi colti e affettuosi, riempiono il loro prediletto di attenzioni e cercano di formarlo nel miglior modo possibile. Anche se di orientamento politico opposto, i due sono legati alla tradizione e spaventati dal progresso.

A far i conti con quest’ultimo è lo stesso Stefano Turati che, in seguito ad una grande delusione amorosa, decide di arruolarsi nell’esercito Meridionale di Garibaldi . La sua scelta più che ideologica è di carattere personale: è stato offeso da Francesco Falcone e, in nome di un giuramento, parte per un’avventura pericolosa nella quale neppure crede.

Giovane, borghese, abituato agli agi e alle comodità e alla preziosa compagnia dell’amico del cuore, è irrequieto, curioso, ma anche spaventato, capriccioso e consapevole che il cambiamento possa rappresentare un pericolo.

“Era il progresso che stava cancellando il mondo, era il mio disagio, la mia adeguatezza, il mio dubbio. Era tutto ciò che avrei dovuto estirpare dalla realtà per poter campare, finalmente, la equa dolcezza della vita”.

Il suo essere poco coinvolto negli avvenimenti del suo tempo gli permette di guardare con lucidità e distacco a quello che sta accadendo alla sua Napoli e alla sua generazione. Lui mette un filtro tra sè e il mondo circostante. Se questo è deleterio dal punto di vista personale, perché non gli permette di mutare con il secolo, è utile al lettore per capire le trasformazioni dell’epoca.

“Manzoni è morto” è il frutto di un lavoro certosino da parte di Cortese che fin da piccolo sente il potere del racconto e successivamente della scrittura. Inventa Stefano Turati a diciassette anni e dopo tanto impegno e costanza riesce a renderlo ciò che desidera: “un uomo che vuole sbarazzarsi di tutti i ricordi, che trova più vera la decadenza che la sua gloria”.

Un romanzo storico consigliato a chi crede che la storia abbia ancora molto da insegnare per vivere bene il presente e ancor meglio il futuro.

Questo articolo ha un commento

  1. Michela

    Libro molto interessante

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