Un romanzo unico e potente sulla maternità, sulla famiglia e i sentimenti: “La figlia unica” di Guadalupe Nettel

Appena ho sentito parlare del romanzo “La figlia unica” di Guadalupe Nettel mi sono recata in libreria e me lo sono regalata per il giorno del mio compleanno.

 “La figlia unica” di Guadalupe Nettel, tradotto da Federica Nicola edito da La Nuova frontiera è un libro doloroso, drammatico, sconvolgente, scritto magnificamente e capace di lasciare un segno profondo in chi lo legge.

Non è facile parlare di argomenti delicati come la maternità, la famiglia e i sentimenti senza cadere nel banale o nella retorica, ma la Nettel ci riesce perché, utilizzando un linguaggio diretto e preciso, va a toccare i punti giusti mettendoci di fronte a quello che non vorremmo sapere per paura di rivelare le nostre fragilità e la nostra vulnerabilità.

Laura e Alina sono grandi amiche, si sono conosciute a Parigi, hanno viaggiato, condiviso esperienze e idee.

Il loro è un legame forte nonostante abbiano opinioni differenti in merito al diventare mamme.

Laura, la voce narrante del libro, non si sente a proprio agio con i bambini, crede che questi rappresentino un limite alla libertà e cerca di convincere in tal senso le sue conoscenti ritenendo il riprodursi un errore irreparabile.

Alina, invece, desidera restare incinta e si sottopone a cure per la fertilità per poter avere un figlio con il suo compagno Alfio. Tornate a città del Messico le due donne si trovano a dover affrontare una situazione imprevista e destabilizzante capace di far vacillare le loro certezze. Un’ecografia rivela che la bambina di Alina e Alfio ha una malformazione e probabilmente non sopravvivrà al parto.

E poi c’è Doris, la vicina di casa di Laura che è una mamma depressa di un ragazzino fantastico, ma con diversi problemi.

La Nettel ci regala una storia al femminile intensa e profonda dove non c’è spazio per il giudizio. Scegliere di non procreare o di farlo è solo una decisione personale e non esiste probabilmente un unico modo di essere madre.

Questo romanzo fa riflettere, piangere, arrabbiare. Definirlo un componimento sulla maternità è, a mio avviso, riduttivo, visto che non si parla solo di ciò, ma di vita vera, con dilemmi, incognite e amore. Attraverso quest’ultimo si possono superare le delusioni, le fatiche e le disillusioni e giustificare quello che sembra incomprensibile…

Vi consiglio di leggere “La figlia unica” senza preconcetti.

Lasciatevi trasportare da una scrittrice con la “S” maiuscola e ricordatevi che …

 “La vita di un essere umano è effimera come una bolla di sapone”.

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