Una storia di ricordi nella quale convivono eleganza e passione per il rischio.

Elena Stancanelli con “Il tuffatore” edito da La Nave di Teseo scrive una storia di ricordi, di eventi economici, politici e sociali che hanno caratterizzato la vita del nostro paese alla fine degli anni Novanta. Attraverso la parabola di Raul Gardini ci descrive un mondo che non c’è più e una generazione scomparsa con l’arrivo del nuovo millennio.

“Qualche anno fa mi sono appuntata questa frase: nel 1982 Raul Gardini licenzio il padre di Fabrizio De André. L’avevo trovata in una biografia. Da un po’ di tempo raccoglievo articoli, interviste, foto, compravo e leggiucchiavo tutto quel che mi capitava su Gardini. Non ero sicura che avrei scritto questo romanzo ma ci ronzavo intorno … Nel frattempo, mentre io mi trastullavo con criteri e passioni, accadevano alcune cose. Si chiudeva il Novecento, prima di tutto. E il nuovo millennio si apriva con due problemi all’ordine del giorno: la crisi climatica, con conseguente ossessione per la fine del mondo, e la fine del patriarcato, con la sua scia di ostilità contro i maschi in generale”.

Raul Gardini rappresenta un modello maschile ormai sorpassato, il quale è stato simbolo di un’epoca. Nato a Ravenna in una famiglia contadina, è un uomo attratto dalle sfide lavorative e sportive, predestinato ad affermarsi come uno degli imprenditori più ricchi e potenti del suo tempo. Uno giocatore, un cacciatore, un tuffatore e un amante del rischio. Affascinante e ambizioso è convinto di poter conquistare il modo e di poterlo cambiare in meglio. Dopo la morte del suocero, diventa il capo del gruppo Ferruzzi e la sua scalata al successo va di pari passo al suo intenso desiderio di risolvere velocemente e a qualsiasi costo qualsiasi problema o ostacolo.

Gardini era appassionato di futuro, ma aveva strumenti tradizionali, novecenteschi. Era un adulto che sognava da ragazzino, era un maschio, ma quella mascolinità decisionista e potente che aveva ereditato non funzionava più, stava perdendo fascino, era stata ridicolizzata. Oltre lo scandalo, le inchieste, il fallimento, oltre l’impossibilità di affrontare il carcere, forse la sua solitudine, la notte prima del suicidio, era anche quella di un uomo che intorno a sé non vedeva più niente che gli somigliasse. Visionario abbastanza da capire che non era solo la fine per lui, ma per quelli come lui.

Gardini carismatico, abbronzato e stiloso con le sue avventure incanta gli italiani con le sue avventure al comando del Moro di Venezia, l’American Cup e le regate. Gardini fumatore e soggetto di tanti aneddoti nella città romagnola dalla quale proviene e che lascia in lui un’impronta potente. Ferrara diventa sfondo di questo libro frutto del bisogno dell’autrice di dar voce alla sua ossessione per una figura diventata leggendaria.

Con la morte di Raul Gardini si chiude un secolo e un ‘era. Attraverso il racconto di Elena Stancanella tornano a galla i momenti di gloria di tanti uomini importanti ma anche le loro cadute e disfatte. Dalle imprese impossibili di individui potenti, arroganti si passa a nuove visioni del modello maschile. Gardini credeva che con il denaro, il potere e l’intelligenza si potessero portare avanti tanti progetti. Basti pensare alla sua vena ecologista, per lui la spazzatura poteva diventare una risorsa.

” Gardini era un uomo inqueto. Un’inquietudine intellettuale e fisica. Dormiva pochissimo, era pungolato da ossessioni che lo spingevano a fare, a tentare nuove strade, ad aggirare gli ostacoli. … Rilanciava sempre, si fidava di chi aveva idee innovative, voleva andare dove nessuno era mai stato, raccogliere quello che gli altri buttavano e trasformarlo in oro”.

Per la stessa Elena Stancanelli ,Raul Gardini diventa un ‘ossessione, lo studia, si documenta e scopre tante curiosità e coincidenze, come lei il famoso imprenditore e anche l’amato cantautore De Andrè avevano un difetto in comune : un occhio diverso dall’altro, non per colore ma per forma e dimensione. Questo fatto apparentemente insignificante assume importanza perché diventa il veicolo per entrare nell’esistenza del tuffatore.

“Il tuffatore” è un viaggio nell’Italia dei successi e dei fallimenti, delle ascese e delle sconfitte. Nostalgico, coinvolgente, a tratti persino troppo carico di notizie e dati, ci offre un grande affresco di una società che ha visto la gloria e la disfatta. Il suicidio di Raul Gardini, Mani Pulite, fallimenti e arresti suscitano sdegno e interrogativi perché al lettore piacerebbe sempre trovare un lieto fine.

In questo libro non abbiamo risposte, la conclusione è un po’ frettolosa, ma a me va bene così perché mi soddisfa l’idea del tuffatore che resta lassù, solo e sospeso in volo. Chissà se destinato al paradiso o all’inferno…

Lascia un commento