Sinossi:

L’unico modo per raggiungere Sassaia, minuscolo borgo incastonato tra le montagne, è una strada sterrata, ripidissima, nascosta tra i faggi. È da lì che un giorno compare Emilia, capelli rossi e crespi, magra come uno stecco, un’adolescente di trent’anni con gli anfibi viola e il giaccone verde fluo. Dalla casa accanto, Bruno assiste al suo arrivo come si assiste a un’invasione. Quella donna ha l’accento “foresto” e un mucchio di borse e valigie: cosa ci fa lassù, lontana dal resto del mondo? Quando finalmente s’incontrano, ciascuno con la propria solitudine, negli occhi di Emilia – “privi di luce, come due stelle morte” – Bruno intuisce un abisso simile al suo, ma di segno opposto. Entrambi hanno conosciuto il male: lui perché l’ha subito, lei perché l’ha compiuto – un male di cui ha pagato il prezzo con molti anni di carcere, ma che non si può riparare. Sassaia è il loro punto di fuga, l’unica soluzione per sottrarsi a un futuro in cui entrambi hanno smesso di credere. Ma il futuro arriva e segue leggi proprie; che tu sia colpevole o innocente, vittima o carnefice, il tempo passa e ci rivela per ciò che tutti siamo: infinitamente fragili, fatalmente umani. Con l’amore che solo i grandi autori sanno dedicare ai propri personaggi, Silvia Avallone ha scritto il suo romanzo più maturo, una storia di condanna e di salvezza che indaga le crepe più buie e profonde dell’anima per riempirle di compassione, di vita e di luce.

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Il nuovo romanzo di Silvia Avallone intitolato “Cuore nero” edito da Rizzoli è ambientato a Sassaia, un piccolo paese sperduto, incastonato tra le montagne e raggiungibile solo attraverso una strada ferrata. Qui non vive nessuno ad eccezione dei due protagonisti Bruno ed Emilia e Basilio Raimondi:

“Di voci a Sassaia non se ne sentivano mai…Oltre a pernici, gufi reali, caprioli, cinghiali, cervi, nessuno si spingeva fin qui. Nemmeno il prete ci veniva più, neppure il netturbino o il postino. La corrispondenza andavi a prendertela tu all’ufficio dell’Elsa, e di spazzatura cercavi di accumulare il meno possibile per caricartela in spalla una volta la settimana. Qualcuno che passava a controllare che le case non fossero crollate dopo un acquazzone c’era, ma saliva da solo: non parlava, non rideva”.

La scelta dell’autrice di far incontrare Emilia e Bruno in questo luogo non è casuale, lei qui c’è stata e ha immaginato che fosse una sorta di paradiso lontano dal resto del mondo dove due anime disperate potevano trovare la cura al loro profondo dolore.

Emilia e Bruno hanno conosciuto il male, sono diversi, ma accomunati dal senso di colpa e dalla rabbia. 

Silvia Avallone ci accompagna nelle loro esistenze e, pagina dopo pagina, ci porta a conoscere i loro segreti, le loro paure e fragilità.

Bruno è un insegnante che ha scelto d’abitare a Sassaia tentando di andare avanti per superare il lutto che ha visto travolgere e stravolgere la sua famiglia.

Emilia è una giovane donna che ambisce a rifarsi una vita dopo tanti anni di carcere, incapace di perdonarsi e in perenne compagnia di un senso di colpa forte e straziante. A differenza di Bruno lei ha un padre, il quale si rivela una figura di riferimento molto positiva. Riccardo è un uomo giusto, corretto che tende sempre la mano alla figlia anche nei momenti più bui. La sprona a studiare, l’ascolta, la lusinga e incoraggia nonostante la croce che si porta sulle spalle e del quale lui non ha nessuna colpa.

Il suo atto d’amore verso Emilia è toccante e commovente.

Silvia Avallone racconta una donna che commette il male e sceglie uomini che le tendono la mano.

Emila potrebbe crollare da un momento all’altro, ma l’affetto che la circonda è così forte da incoraggiarla ad andare avanti. Dopo aver tenuto dei corsi di scrittura creativa presso il carcere minorile di Bologna, l’autrice sceglie di parlare delle ragazze costrette a trascorrere l’età dell’adolescenza lontane da casa, dietro le sbarre e per le quali lo studio diventa uno strumento indispensabile per non lasciarsi trascinare nell’oscurità.

Silvia Avallone affida alla cultura e alla scrittura l’arduo compito di risvegliare le coscienze perché per lei è necessario dare una seconda possibilità. La letteratura, a suo avviso, è luogo ideale dove si possa dar voce al male, senza giudizio ma con la volontà di comprendere l’inaccettabile e accogliere il dolore subito o compiuto.

In “Cuore nero” troviamo crepe, abissi, spiragli di luce e redenzione. Amore e amicizia, quest’ultima è un tema caro all’autrice, basti pensare al suo libro precedente “Un’amicizia”. Emilia resta a galla perché accetta l’aiuto dell’amica Marta e quello di chi crede in lei senza giudicarla.

Bruno a sua volta è pronto, dopo tanto tempo a non cercare risposte, ma a godersi la felicità meritata accanto a Emila. Il passato è stato duro con entrambi e anche per lei è arrivato il momento di assaporare le piccole gioie del presente.

“Ora ti sembrerà impossibile. Ma io ti garantisco che tutto passa. E, se non
può passare cambia”.

Emilia e Bruno non dimenticano, ma cambiano e scelgono la luce al posto del buio. I loro cuori da neri, pian piano si scaldano e forse un giorno diventeranno luminosi di speranza e sogni.

“Cuore nero” è un libro che non si dimentica facilmente. A mio giudizio è il romanzo più riuscito di Avallone che, ancora una volta, rivela la sua energia, passione, impegno e la capacità di trasmettere grandi emozioni con entusiasmo e potenza

Concordo con Ammaniti che scrive di lei:

“Silvia Avallone è una strega” Ti
mostra un bosco, una casa, una ragazza, poi un uomo. E ti chiede di darle
una mano e seguirla. E ti chiede di darle una mano a seguirla. Se lo fai,
non te la lascerà fino alla fine”.


Io ho teso la mia mano e ho scoperto l’incanto della sua narrazione.

Buona lettura!

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Questo articolo ha 3 commenti

  1. Michela

    Libro bellissimo molto intenso ti fa pensare molto. Tra i belli letti quest’anno.

  2. Silvia

    …dopo questo ricchissimo consiglio di lettura, come fare a non leggerlo? Non vedo l’ora di iniziarlo, grazie!

    1. Giorgia

      Spero ti piacerà! Per me è tra i libri più belli letti in questo.

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