Caffè d’autore con Francesco Muzzopappa e il suo ultimo romanzo
Caffè d'autore con Francesco Muzzopappa
Caffè d’autore con Francesco Muzzopappa

Ciao Francesco e benvenuto a “Caffè d’autore” in questo caldo settembre. Per rompere il ghiaccio ti chiedo: come prendi il caffè?

Ciao Giorgia! In questi giorni lo prendo con ghiaccio: “café con hielo”, alla spagnola.

  1. “Un uomo a pezzi”, il tuo ultimo romanzo,edito da Fazi, parla di te e di molti episodi della tua vita, come sei arrivato alla decisione di raccontarti in prima persona?

Ci sono arrivato per gradi. Da una parte ho imparato a raccontarmi sui social (o meglio, a raccontare di me quel che mi piace la gente sappia), e ho visto che questa cosa piaceva. Dall’altra, sono un fanatico dell’autofiction umoristica di molti autori e autrici prevalentemente stranieri che seguo da tempo: Chelsea  Handler, David Sedaris, Caitilin Moran, ma anche Bill Bryson. Il resto è venuto da sé. E poi, ti dirò, tra un romanzo e l’altro, scrivere un po’ di racconti aiuta a “spostare il fuoco”.

  • Il trasferimento dal Sud al Nord non è stato facile, ma tu sei riuscito a renderlo meno “doloroso” attraverso l’ironia. Quanto ti è servita la tua capacità di sdrammatizzare nella vita?

Il mio primo impatto con Milano mi ha visto protagonista di una vicenda grottesca: il proprietario dell’appartamento in cui ero in affitto, mi accolse dicendomi: “Ah, tu sei pugliese…la Puglia è vicino all’Albania”, tentando di screditare sia le mie radici che una terra che in quegli anni stava soffrendo molto. Una persona sgradevole, per essere gentile. Ebbi la prontezza di riflessi di rispondere: “vedo che conosce bene la geografia”, fulminandolo all’istante. Ecco, scovare il grottesco del mondo che ci circonda e metterlo alla berlina è un vizio che non mi è mai passato, nemmeno ora che Milano è definitivamente entrata nelle mie corde, una città che mi ha dato molte possibilità che io, però, ho tentato in tutti i modi di guadagnarmi. Lavorando sodo.

  • La Puglia e le sue tradizioni hanno un ruolo importante nel romanzo, tu ci scherzi su, ma si capisce che ci sei fortemente legato. Ti manca fare la salsa di pomodoro e qual è l’ingrediente segreto della tua famiglia.

Mi manca il ricordo di quei momenti ma non mi manca affatto la fatica. E posso comunque assicurare che esiste anche dell’ottima passata industriale. Come dico spesso, il legame con la mia famiglia, lontana, è un cordone che non si spezza ma si allunga.

  • Nel tuo libro descrivi molto bene situazioni che capitano un po’ a tutti noi nel quotidiano: il frigo vuoto dopo una giornata di lavoro, la necessità di mettersi a dieta, la frenesia della città. Tra gli episodi che racconti qual è quello che ti è venuto in mente per primo durante la stesura del libro.

Se non ricordo male il racconto legato al mercatino dell’usato. La mia compagna è una fanatica dei mercatini e la domenica, sin dai primi tempi che eravamo insieme, venivo trascinato ogni domenica in quella specie di hangar che descrivo nel racconto. Dovevo mettere quell’esperienza su carta. 

  • Carmen è una figura splendida. Forte e dolce allo stesso tempo. Credi nell’affermazione “Dietro un grande uomo c’è sempre una grande donna”?

La mia grande donna è dietro me, la sua famiglia e gran parte del mondo. Non ho mai conosciuto una ragazza così attenta al prossimo e scrupolosa nel mettere in fila solo azioni che facciano bene al pianeta e all’umanità. Non credo nelle frasi fatte, né riesco mai a generalizzare. Posso solo dire che nel nostro caso ci aiutiamo molto e ci sosteniamo a vicenda. Sono il suo più grande sostenitore, e lei fa lo stesso con me.

  • I tuoi romanzi fanno ridere e il tuo umorismo è spontaneo, mai volgare. Hai mai pensato di trasformare un tuo libro in una sceneggiatura per un film comico come fece a suo tempo Paolo Villaggio?

I diritti di Una posizione scomoda sono stati acquistati dal cinema, e anche su Heidi è in lavorazione un film. Ma per il lavoro di sceneggiatore non credo di essere molto portato. Preferisco lavorare in solitaria.

  • Se “Un uomo a pezzi” dovesse avere una trasposizione cinematografica, quale attore vedresti adatto a rappresentarti?

Edoardo Leo.

  • “Ho sempre pensato che in certe teste si soffra di claustrofobia”. Mi spieghi come ti è venuta in mente una citazione tanto esilarante?

Osservando un mucchio di gente che conosco. Ultimamente anche la televisione ne è piena.

  • Hai già in mente un prossimo romanzo?

Sto lavorando a tre di progetti per ragazzi, uno in uscita questo Halloween, gli altri due nel prossimo anno. Sto completando la revisione di un romanzo per adulti e sulla stesura di una cosa molto bella, che mi diverte molto, che però immagino uscirà molto più in là. Insomma, tanta carne al fuoco.

  1. Come ultima domanda ti chiedo quale libro stai leggendo e consigli a me e agli amici di “Leggere e rileggere”.

In questi giorni sto leggendo Da Freddie di Penelope Fitzgerald. Poi la toccante autobiografia di Trevor Noah, che avevo lasciato da parte questo agosto per terminare la stesura di un progetto. E infine Fraud di David Rakoff, che ho preso in lingua, e quindi temo lo finirò tra un decennio.

Nato a Bari ma milanese ormai da anni, è uno tra i più conosciuti e apprezzati copywriter italiani. Per la categoria in cui eccelle, la pubblicità radiofonica, ha ottenuto numerosi riconoscimenti in Italia e all’estero. Popolarissimi e molto amati i suoi romanzi, tutti pubblicati da Fazi Editore: Una posizione scomoda, il libro d’esordio uscito nel 2013, Affari di famiglia (2014), Dente per dente, pubblicato nel 2017 e vincitore del Premio Troisi nello stesso anno, e Heidi (2018): tutti i titoli sono stati tradotti in Francia dall’editore Autrement riscuotendo un grande successo di critica e di pubblico. Recentemente, ha pubblicato per De Agostini un libro per ragazzi, Il primo disastroso libro di Matt.

Questo articolo ha 2 commenti.

  1. Francesco

    Giorgia, grazie ancora per la chiacchierata!

    1. Giorgia

      grazie a te e se vieni a Modena ti aspetto per un caffè dal vivo!!!

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